Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola

Dove siamo: Roma, Campo Marzio. Per raggiungerla in modo facile e soprattutto a piedi, percorri via del Corso, dopo aver passato la galleria Doria Pamphilj, (primo riferimento), ci sei quasi, ma la traversa da prendere è via del Caravita, dopo neanche cento metri te la trovi davanti.

La chiesa gesuita di Sant’Ignazio di Loyola, un vero capolavoro del barocco. Qui i nostri sguardi si sono letteralmente rivolti “all’insù”, in alto, laddove si vuole che stiano, in mezzo alla luce, ai santi e alla purezza.

…e si sono praticamente persi all’interno della “visione” strabordante di Andrea Pozzo, che sulla volta della chiesa ha realizzato, nel 1685, un’opera barocca dal titolo: Gloria di Sant’Ignazio.

La chiesa

Costruita nel 1626, fu costruita sull’antica chiesa dell’Annunziata, che era divenuta troppo piccola per l’afflusso degli studenti del Collegio Romano. La maestosa facciata è attribuita all’Algardi, ma il progetto è di Orazio Grassi. Per saperne di più: wikipedia
Fonte foto: Tetraktys

L’altare centrale

il presbiterio e l’abside, opere di Andrea Pozzo sono un altro capolavoro prospettico, perché la presenza dei tre affreschi, tra finte colonne scanalate diritte su una superficie che sembra poligonale, sono in realtà inserite in una struttura che è, invece, concava. Le pitture illustrano i momenti fondamentali della vocazione di Sant’Ignazio e degli inizi della Compagnia di Gesù.

Il catino absidale

Nella volta e nel catino absidale sono rappresentati l’Assedio di Pamplona ed il ferimento del Santo, la Gloria di Sant’Ignazio attraverso la cui intercessione gli appestati vengono guariti.

Gloria di Sant’Ignazio

I nostri occhi, e di chiunque guarda, si sono praticamente persi all’interno della “visione” strabordante di Andrea Pozzo, che sulla volta della chiesa ha realizzato, nel 1685, un’opera barocca dal titolo, Gloria di Sant’Ignazio. Un capolavoro ricco di figure allegoriche in un insieme carico e “fisico”. In un punto preciso della chiesa, uno specchio permette di vedere l’insieme dell’affresco a una distanza molto ravvicinata.

La volta di Andrea Pozzo

Lo scatto della volta, in modalità selfie, col mio umile smartphone…
Per saperne di più: analisi dell’opera

la finta cupola

Accanto al catino absidale, un altro capolavoro ben più emblematico della volta, per colpire più a fondo il fedele e l’appassionato d’arte, perché qui il senso della meraviglia, del colpo d’occhio è strabiliante: la cupola, con le volte, gli affreschi e le colonne che fanno da pilastri, partendo dal cornicione, da sotto, sembra una solita cupola, ma è troppo scura e la luce dovrebbe entrare dalle piccole finestre, e invece è solo una luce artificiale che ha bisogno di una moneta per accendersi. E quindi, la verità ti si palesa da sotto mentre tu guardi: è tutto finto, dipinto, in un tipico effetto trompe l’oeil baracco.

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