Storici e narratori di storia

Perché dovremmo metterci a studiare la storia?

Tra le tante materie che vengono studiate dai ragazzi nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle università, c’è la storia, una disciplina umanistica che non sempre trova il giusto mix di attenzioni e seguito.

Eppure la storia, per chi la sa raccontare, può essere una materia che affascina, non dovrebbe reggere nessun confronto con le altre materie, perché ad occhi chiusi e mentre l’ascolti, ti può far compiere grandi viaggi mentali e finanche rivivere le vicende trascorse di antichi popoli. Sapere che ogni città, adesso, abitata da migliaia di persone, è stata costruita centinaia di migliaia di anni fa, può davvero colpirti l’attenzione e la curiosità, metterti dentro un contesto d’azione in cui ti domandi come è stato possibile tutto questo, poi ti fai due conti, ti costruisci una linea del tempo immaginaria e allora tutto prende forma e consapevolezza.

EPPURE TANTISSIMI GIOVANI…. – studenti pensano che studiare la storia sia inutile e che è una grandissima perdita di tempo, che ogni volta che c’è storia in classe, con la prof è una noia mortale e allora, in fondo, sarebbe meglio impiegare il proprio tempo ad imparare un mestiere o imparare una lingua.

Chi ha ragione allora, a questo punto? I giovani non sbagliano, ma l’approccio o l’atteggiamento che hanno verso lo studio della storia, secondo me, è sbagliato. Lo dico con tutta franchezza! Anzi vorrei dare una lettura diversa del problema, se così possiamo definirlo, nel senso che, secondo me, non bisogna stabilire in questa “diatriba”, chi ha ragione e chi torto. Si possono fare entrambe le cose, perché una non esclude l’altra. Poi, così come accade nella storia, tutto avviene in relazione al tempo e in ogni epoca si raggiungono risultati.

EPPURE STUDIARE STORIA…. – non piace, anche se non siamo a percentuali disastrose. Niente, niente, c’entrano i “cattivi” maestri? In particolare gli insegnanti che non sono più in grado, per tanti motivi, che non stiamo qui a spiegare, di non farci più appassionare alle cose dette, al difficile compito d’insegnare?

Forse sì, questo è il problema. Comunque la storia, tanto per citare un noto detto, è: “magister vitae”, ovvero maestra di vita; poi basta andare in giro, come facciamo noi di passione camminare, e tutto è storia.

Allora, per far ordine su questa “problematica”, vorrei fornire questa piccola spiegazione riassuntiva presa da un importante testo di storia romana, scritto da Antonio Spinosa, in cui ci fornisce la differenza che esiste fra due figure “professionali”, che la storia la conoscono molto bene: gli storici e i narratori di storia.

CREDO… – che appunto, il problema non è che la storia non piaccia o annoi lo studente, ma lo ripeto, i metodi e le modalità per spiegarla sono sbagliati, oppure, per dirla con parole più consone, poco appropriati. In una parola non emozionano chi ascolta!

Sono due nomi è vero, ma lo sviluppo dei fatti o la conoscenza degli eventi passa attraverso queste due figure di studiosi distinte.

Bisogna dare il giusto rispetto agli storici, dice Spinosa, perché fanno un lavoro basato sulle loro ricerche da cui derivano la conoscenza e i fatti; tuttavia alla fine è una questione di destinatari, perché gli storici si rivolgono agli storici e forse soltanto a chi già conosce, mentre i narratori di storia si rivolgono al lettore che magari sui banchi di scuola ha imparato ad odiare le date. Tutti, però hanno un’utilità, ovvero sono tutti utili alla conoscenza di quegli eventi che hanno contribuito alle persone di crescere e non a regredire.

Nel fare questo lavoro però, gli storici professionisti giudicano, i narratori di storia trasmettono emozioni.

Ecco, volevo dire proprio queste parole.

poi, se avete tempo, voglia potete dare una letta a questa pagina che secondo me vale la pena leggere:

L’importanza dello studio della storia
http://www.tuttostoria.net/tutto-storia-autori.aspx?code=964

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